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SPAZI CONFINATI: COME IDENTIFICARLI E COME LAVORARCI
I recenti incidenti sul lavoro accaduti in Italia nel primo periodo dell’anno 2018 rendono necessario un chiarimento serio riguardo le problematiche relative agli spazi confinati.
Il D.P.R. 177/11 con la guida operativa “Rischi specifici nell’accesso a silos, vasche e fosse biologiche, collettori fognari, depuratori e serbatoi utilizzati per lo stoccaggio e il trasporto di sostanze pericolose” dell’ISPESL aveva sempre funzionato come linea guida per alcuni tipi di lavorazioni particolarmente pericolose. Spesso però non basta.
Che cos’è uno spazio confinato?
Veniamo ora alla definizione INTERNAZIONALE di spazi confinati:
È un ambiente con aperture di ingresso e uscita limitate
Non è un ambiente di lavoro abituale
Potrebbe contenere un’atmosfera pericolosa (infiammabile, esplosiva, nociva, ecc)
Ha una sfavorevole ventilazione naturale
Potrebbe contenere sostanze inquinanti (chimiche, biologiche, ecc)
Presenta rischi di sprofondamento/seppellimento
Presenta una configurazione interna che potrebbe causare l’intrappolamento del lavoratore
Potrebbe comportare, per l’attività svolta, grave rischio per la salute.
Come si denota dalla definizione lo spazio confinato è un luogo di lavoro non sempre semplice da identificare, ma richiede esperienza e la messa in pratica di corrette procedure sia relative alle misure di sicurezza sia per la tutela della salute.
Gli spazi confinati comportano, inoltre, una serie di tutele sanitarie relative alla salute ad opera del medico competente che deve effettuare le visite idonee alla mansione.
È molto importante individuare che attività viene effettuata all’interno dello spazio confinato, possono essere davvero molteplici: pulizia, saldatura di qualsiasi tipo, scavi, taglio, perforazioni ecc; ad ogni tipo di lavoro corrispondo rischi specifici che devono essere prontamente identificati e valutati.
Chi può effettuare lavori in spazi confinati?
Per poter effettuare un’attività all’interno di uno spazio confinato il lavoratore deve essere qualificato e formato.
Il D.lgs. 81/08 prevede che venga seguito un corso di formazione specifico (il numero di ore del corso non è fissato dalla legge), a tale corso deve essere abbinato un addestramento relativo all’utilizzo di DPI di III categoria come autorespiratori, sistemi di recupero, ecc.
È da ricordare come un lavoratore esposto a questo tipo di rischio non debba lavorare isolato, ma sempre con l’ausilio di un altro addetto pronto ad intervenire in caso di emergenza; per gestire le attività di questo tipo deve essere redatto un “permesso di lavoro” (permit to work system), dove vengono identificati tutti i fattori da seguire durante il compito e i relativi attuatori/responsabili.